Storia dell’Associazione


L’Associazione Culturale “Maurizio Gervasoni” nasce con fini di promozione sociale e culturale in data 23 luglio 2005, con la sottoscrizione dell ‘Atto Costitutivo notarile e dello Statuto a parte di un gruppo di persone che furono vicine a Maurizio Gervasoni, scomparso nel 1996. La spinta all’iniziativa è stata fornita dalla meritoria azione che il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) ha intrapreso per l’acquisto, il recupero e la valorizzazione dell’antico edificio. “Situato nella piccola località montana di Bàresi, in Val Brembana, il fabbricato rurale in pietra risale al XVII secolo. Il mulino e il torchio della contrada Oro dentro di Baresi, riportati oggi a un buono stato di conservazione per intervento del FAI, sono le uniche testimonianze di un glorioso passato economico e storico che ha visto riuniti in un solo edificio a più corpi, in tempi diversi, non soltanto l’attività di mugnaio e di torchiaro ma anche quella del fabbro. Nel corso del XVIII secolo, quando le miniere di ferro dell’alta Valle Brembana a nord di Carona producevano ancora discrete quantità di ferro, un’antica pesta manuale di origini medioevali, che serviva a ottenere farina in tempi precedenti a quelli del mulino azionato dall’acqua, fu trasformata per vari decenni in maglio. I prodotti erano gli strumenti di lavoro del mondo contadino, vale a dire zappe, vanghe, badili, picconi, martelli, rastrelli, falci, asce e altri simili. Il ferro da Carona scendeva a Branzi, poi a Fondra e lungo la sinistra orografica di quel ramo del Brembo a Bordogna, e infine a Baresi per mezzo di una mulattiera ancora oggi esistente. Sul finire del XVIII secolo, quando Napoleone dominò la scena mondiale con continue guerre che durarono più di vent’anni, in questo maglio si produssero anche armi da taglio come spade e pugnali. Sono una testimonianza di queste trasformazioni le varie date comprese tra il 1674 e il 1783 incise sulle strutture interne di legno o di pietra che scandiscono i tempi delle parziali ristrutturazioni. Per la sua rilevanza storica, etnografica e anche antropologica (tutta l’area, infatti, reca tracce di insediamenti abitativi risalenti all’età del bronzo), il Mulino è stato sottoposto a vincolo dal Ministero per i Beni le Attività Culturali. Nel 2003 è stato inoltre il secondo bene più votato nel censimento, bandito dal FAI, I luoghi del Cuore”. I lavori di recupero sono iniziati a fine settembre 2005, terminati a fine maggio 2006. La lodevole decisione del FAI di affidare la gestione e le azioni per il godimento del bene ad un soggetto locale, ha originato la costituzione dell’Associazione.

Tratto da La Macina 1° edizone