a cura di Lorenzo Begnis

La Valsecca prese forma qualche decina di milioni di anni fa in una delle numerose fratture della crosta terrestre lungo le quali vennero a scaricarsi le spinte fra i blocchi continentali europeo ed africano durante le fasi della costruzione delle Alpi.

Ormai da decenni è noto che la crosta terrestre non è un blocco unico ma che al contrario è suddivisa in placche. Come gigantesche zattere i continenti galleggiano sopra uno strato di magma fluido allontanandosi o avvicinandosi tra loro. Lo scontro delle zolle da origine alle catene montuose. Questi spostamenti della crosta terrestre che ovviamente non vediamo sono tuttora in atto, i terremoti segnalano appunto tali movimenti e le nostre montagne si stanno ancora alzando.

Dunque alla fine della loro corsa le zolle Europea ed Africana (la nostra) entrarono in collisione in un’area occupata attualmente dalla vicina Valtellina. A seguito di questo ciclopico scontro i margini continentali vengono stritolati; non un solo pezzetto della crosta terrestre rimane al suo posto originario, le deformazioni ed i corrugamenti danno origine alla catena Alpina. In particolare la parte nord della nostra zolla viene spinta verso l’alto ed inarcata; gli strati superiori si scollano proprio al contatto tra le rocce continentali e quelle marine e, come una pila di libri, questi ultimi iniziano a scivolare verso sud verso la pianura.

Il corso del torrente Valsecca, escluso in due piccole eccezioni, è posto proprio lungo la frattura di questo lembo di crosta terrestre per cui volgendo le spalle alla sorgente avremo alla nostra sinistra le rocce nate nel mare di età Mesozoica; in sponda destra dove poggiano tutti i nuclei abitati della Valsecca, sono presenti le formazioni rocciose del Paleozoico prodotte in prevalenza dal consolidamento di ciottoli, sabbie e ghiaie provenienti dalla demolizione degli antichi edifici vulcanici.

Prealpi Orobie in sinistra orografica del Valsecca e Alpi Orobie in destra orografica del torrente.

Anche il colore delle rocce facilita il riconoscimento: in colore grigio chiaro sono le rocce carbonatiche delle Prealpi -Cime di Campo-Menna-Vedro-Corno Branchino, date dal prodotto del consolidamento di finissimi fanghi marini frammisti a numerosi resti di vita degli antichi oceani.
La destra orografica dell’intero percorso del torrente è in colore rosso vinato-marrone dei conglomerati e delle vulcaniti permiane (M.Galline- Tre Pizzi- M.Campo-M.Corno-Vendullo-Porta Cornacchie-Forcella-Zucchero).
Facilmente riconoscibili per il singolare contrasto cromatico, giallo-ocra con grigio-verdognolo, sono le marne dolomitiche di età triassica affioranti nella vallecola del Drago, queste rocce stanno a ricordare i tempi in cui l’attuale Valsecca era… una calda e assolata laguna tropicale.

Le Orobie hanno assunto un aspetto simile all’attuale una decina di milioni di anni fa; da allora l’acqua ha dato forma al paesaggio e lo modella continuamente con un lavoro costante che avviene sotto i nostri occhi e che porterà …alla completa demolizione della catena alpina. Contemporaneamente nuove rocce ( Cornabuca e Cornalunga) si vanno formando le quali andranno a creare le future montagne in un alternarsi suggestivo e misterioso delle ere geologiche.

Acqua e ghiaccio: la storia recente
La lunga striscia di detriti grossolani al Vendullo sono i resti delle grandi glaciazioni quaternarie e dimostrano come il ghiacciaio del Brembo di Carona a volte trasbordava sul piccolo apparato glaciale di Mezzeno quando le vette circostanti ( Arera, Menna, Branchino, Tre Pizzi, ecc) spuntavano dalla massa glaciale come delle isole. Le aree floristiche con l’elevata presenza di specie endemiche conferma appunto la presenza di piccole nicchie isolate e separate da altre aree emerse e connesse alle ere glaciali.
Di provenienza dal gruppo Spondone-Tre Pizzi i ciclopici massi di rosso Verrucano, con dimensioni di parecchi metri cubi e quindi del peso di centinaia di quintali, sono disseminati ovunque e ben osservabili nelle vallecole laterali dell’Asino e del Drago danno l’idea della grande capacità di trasporto dell’acqua solida. L’attività chimica dell’acqua è possibile …immaginarla al complesso carsico del Castello, mentre è visibile sotto forma di carsismo di superficie nell’intera sponda sinistra della Valle negli innumerevoli pinnacoli disseminati ovunque oppure al Branchino. I cicli del gelo disgelo associati alla forza di gravità sono ben visualizzati nella colata detritica della Valle dell’Asino. La morfologia della Valle del Drago, in perenne e costante evoluzione per l’azione delle acque superficiali, permette l’osservazione dei caratteri geologici e la percezione dei processi evolutivi che avvengono sotto i nostri occhi.

La piccola Valle del freddo.
Il tratto terminale della Valsecca, nella zona della S. Trinità, ospita un curioso fenomeno connesso alla particolare configurazione geografica e geologica. L’aria fredda accumulata nel periodo invernale in grande quantità all’interno della potente ed estesa coltre detritica posta alle pendici meridionali del monte Valbona, viene rilasciata lentamente nella stagione calda. L’emergenza di tali correnti d’aria fredda dalle cavità site nel detrito di falda, provoca l’abbassamento termico nell’area circostante creando condizioni climatiche d’alta quota e permettendo l’insediamento di una flora di tipo alpino di alta quota.